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Venerdì, 3 Settembre 2010
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Per ulteriori informazioni:
info@castellodicalatabiano.it
La fortificazione, nota come Castello di Calatabiano, in provincia di Catania, occupa un crinale a quota 250 mt. sopra il livello del mare.
Costruita in epoche remote specularmente a Tauromenion (fortificazione del monte Tauro), l'attuale Taormina, controllava la sponda meridionale del fiume Alcantara e presidiava con i suoi bastioni gli insediamenti posti a valle tra i quali Naxos.
Il sito rappresenta una sorta di cerniera tra le riviere dei Ciclopi e dei "Limoni", poste a sud est, e la valle fluviale, in direzione nord ovest.
Coloro i quali indendevano risalire la Valle dovevano confrontarsi con le possenti mura del maniero.
Il Castello oggi è di proprietà della Diocesi di Acireale e per secoli le sue mute rovine sono state meta di visitatori occasionali provenienti dalle note località turistiche di Taormina e di Naxos.
Il sito versava in condizioni di estremo degrado, le sue nobili pietre erano state depredate, la natura e la vegetazione avevano preso il sopravvento.
Nel 2004 la Diocesi di Acireale, grazie a fondi strutturali dell'Unione Europea, intraprendeva l'opera di restauro del prezioso monumento.
IL PROGETTO DI RESTAURO
Il progetto verte essenzialmente su due temi:
a) il tema della reversibilità dell’intervento,
b) il tema del contenitore architettonico che ne contiene al suo interno un altro.
I due obiettivi tematici sono in effetti concatenati, non potendo immaginare di ricostruire gli antichi muri esistenti per ripristinare una funzione abitativa all’interno del maniero; tale operazione sarebbe irreversibile e restituirebbe ai posteri un’immagine non veritiera del manufatto.
E’ palesemente visibile che gli ambienti del Castello sono adatti ad ospitare molteplici attività, ma non tutti e non direttamente. Si è pensato quindi di impiantare contenitori architettonici a telaio in legno lamellare, negli spazi esistenti in cui riedificare sarebbe un falso improponibile.
La copertura delle “scatole” abitative sarà realizzata in pannelli di legno sormontati da uno spianamento in conglomerato a basso peso specifico; su questo saranno posti pannelli ad intradosso in lamina zincata ed estradosso in lamina di rame.
Le travi di bordo sorreggenti la pavimentazione dei contenitori saranno sollevate dal suolo e renderanno l’idea di scatole sospese metafisicamente sullo strato di sedimentazione storica dell’edificio. Per non dare, a chi vi entra, l’idea di accedere ad un edificio diverso da quello che appare esternamente si è pensato di vetrare quanto più possibile tali contenitori.
Essendo questi costituiti da un intreccio di travi e montanti in lamellare, i vuoti dei telai saranno occupati dal vetro. Il visitatore percepirà comunque un’immagine delle strutture murarie come se stesse visitando i ruderi. Il fascino indubbio delle rovine del castello sarà solo filtrato da uno schermo vetrato tridimensionale che ne permetterà una lettura comunque integrale.
L’effetto ricercato è quello dell’immaterialità, dell’identità di una ragione geometrica che crei una situazione percettiva alternativa delle masse murarie, così al visitatore sarà riservata un’altra più soggettiva valutazione visiva del colore e della materia costituente il maniero. I contenitori in lamellare faranno da corona alla sala Cruyllas cui spetterà la funzione di sala di rappresentanza e conferenze.
La sala d'armi diventerà un museo multimediale ove visitare virtualmente i beni della Diocesi Acese. La cappella palatina ospiterà un piccolo museo dei reperti ritrovati nella campagna di scavi archeologici che accompagnano il progetto. Sono previsti anche un book shop ed una caffetteria.
Dott. Arch. Daniele Raneri
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